Roma segreta · La Madonna dell’Archetto

La Madonna dell’Archetto. Roma, centro della Cristianità, propone immagini della Madonna ovunque: all’interno e sulle facciate delle chiese ma anche lungo le strade in suggestive edicole sacre alle quali sono legate molte storie. Oggi parleremo della Madonna dell’Archetto, una delle immagini più venerate nella città eterna.

Origini delle edicole sacre

Girando per Roma incontriamo molte edicole sacre, soprattutto appartenenti al periodo che va dal Seicento all’Ottocento. Ma le origini di questi altarini, che contengono non solo Madonne ma anche immagini sacre di ogni tipo, vanno ricercate molto indietro nel tempo. Le edicole hanno una storia plurimillenaria.

Infatti erano presenti già all’epoca dell’antica Roma e addirittura in antiche civiltà quali quella egiziana. Contenevano però immagini pagane di antenati e di dei protettori quali i Lari, ed erano posizionate all’interno delle case (a protezione della famiglia residente) e sui crocevia delle strade per proteggere e fare orientare il viandante in una Roma senza illuminazione nelle ore serali e notturne.

Con l’avvento del Cristianesimo, le immagini degli dei pagani furono sostituite da immagini sacre appartenenti alla nuova religione imperante, e il popolo romano prese a chiamarle “Madonnelle”.

Le edicole sacre: un esempio di devozione popolare

Le edicole sacre che osserviamo oggigiorno si presentano nelle forme più varie: dipinti, sculture, mosaici, ceramiche. I soggetti si trovano quasi sempre all’interno di tempietti o baldacchini e hanno l’aspetto di un piccolo altare, con mensole per luci e offerte floreali e, a volte, anche un tettino di protezione.

Roma segreta la Madonna dell’Archetto VicoloEsse sono di frequente considerate un esempio di arte minore e raramente si conosce il nome del loro autore. È un punto di vista sbagliato perché le edicole sacre hanno molto spesso una loro dignità artistica e una storia da raccontare. Ma soprattutto sono una tipica espressione di devozione popolare che si distingue nettamente da opere d’arte commissionate dall’alto clero o da qualche famiglia aristocratica. Gli autori erano quasi sempre artisti legati a qualche confraternita o artigiani appartenenti a corporazioni di mestieri, le quali, nel passato, si occupavano anche della manutenzione dell’opera.

Nei tempi attuali le edicole sono state prese in carico dal Comune di Roma che si occupa della manutenzione di alcune di loro soltanto in occasioni speciali. In buona parte purtroppo, essendo esposte al sole e alle intemperie, si stanno distruggendo.

La Madonna dell’Archetto: dove si trova e sua descrizione

Roma segreta la Madonna dell’Archetto quadroL’immagine originale della Madonna dell’Archetto si trova in Via di San Marcello n. 41/b (vicino a Piazza dei Santi Apostoli) al di là di un cancello che dà accesso a uno stretto vicolo fra due palazzi e che immette in una cappella.

Si tratta di un dipinto della fine del Seicento che ritrae il busto di “Maria Santissima Causa Nostrae Laetitiae”, di cui eccezionalmente conosciamo il nome dell’autore: il pittore bolognese Domenico Muratori.

Come ho scritto nel libro “Madonnelle Vol. 2 – Rioni Trevi/Colonna” edito da MMC Edizioni vi è rappresentato il busto di una Madonna che con “…il suo perfetto e chiaro volto ovale racchiuso in un manto azzurro cupo, continua a guardarci con un tenue sorriso da più di tre secoli…”. A seguito dell’importanza raggiunta lungo gli anni, la semplice immagine si è arricchita di oggetti lasciati appesi quali catenine, crocifissi, corone, ed è stata racchiusa “…in un tabernacolo dorato in legno scolpito ricco di decorazioni e pietre preziose…”.

Prodigi attribuiti alla Madonna dell’Archetto

Roma segreta la Madonna dell’Archetto CupolaL’immagine inizialmente si trovava su strada ed aveva un aspetto normale, come qualsiasi altra edicola. Il vicoletto, quando era ancora aperto, costituiva un passaggio rapido che portava da Via di San Marcello alla parallela Via dell’Archetto, e il dipinto era posizionato proprio sotto all’archetto da cui deriva il nome popolare con cui è più conosciuta l’immagine.

Ma fin dalla sua apposizione in strada vennero segnalati molti prodigi, fra i quali inspiegabili guarigioni. I fedeli presero a sostare davanti al dipinto e a portare numerosi ex-voto. Nel 1751 l’edicola fu abbellita e decorata dallo stuccatore Ferrari e dallo scultore Grassi e gli sbocchi del vicolo vennero chiusi per motivi di sicurezza. Una folla di fedeli prese a radunarsi a tutte le ore e gli ex-voto da preservare divennero tantissimi.

Roma segreta la Madonna dell’Archetto CappellaNel 1796, secondo la tradizione, ebbe luogo un prodigio ancora più straordinario: “…gli occhi della Madonna presero ad aprirsi e a chiudersi. Fu la prima immagine a mostrare tale prodigio in città, e dopo di lei vi fu un prolificare di identici eventi su altre Madonnelle romane…”. Esistono molte testimonianze illustri riguardanti la realtà di tale fenomeno e “…la Madonna dell’Archetto fu una delle ventisei immagini per le quali l’autorità ecclesiastica dichiarò l’autenticità del movimento degli occhi”.

Da venerazione di una semplice immagine alla costruzione di una ricca cappella

Roma segreta la Madonna dell’Archetto pavimentoA seguito di questo straordinario prodigio, interpretato dai romani come un segnale di sventura per l’imminente invasione dei francesi, si radunò ancora più folla e si rese necessario l’utilizzo delle Guardie della Milizia per evitare disordini. Tale notorietà fece partire una gara di offerte per l’abbellimento dell’immagine sia da parte di aristocratici sia da parte del popolo. A metà Ottocento fu dato ordine all’architetto Virginio Vespignani di costruire una Cappella che andasse a sostituire l’edicola. La Cappella è molto piccola ma ricchissima di decorazioni, ori, marmi, sculture e persino una cupoletta. Questa piccolissima Chiesa “…è stata dichiarata monumento nazionale ed è un autentico gioiello di arte neo-rinascimentale oltre che il più piccolo Santuario di Maria a Roma…”.

Madonnelle vol 2 MMC EdizioniLa Cappella è visitabile ma apre il cancello solo nel tardo pomeriggio, dopo le 18:00.

 Testo: Maria Cristina Martini

Foto: Andrea Pascucci

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