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Nella notte tra il 18 e il 19 luglio del 64 d.C., un incendio scoppiò nelle botteghe del Circo Massimo, dove erano immagazzinate merci altamente infiammabili. Quello che iniziò come un incendio locale si trasformò in una catastrofe che avrebbe cambiato la città per sempre.
Il ruolo dell’imperatore Nerone
Nerone si rendeva popolare presso il popolo con giochi e favori, mentre disprezzava il Senato. Per i senatori era uno scandalo che l’imperatore si esibisse pubblicamente come cantante e musicista. Sua madre, la sua prima moglie, il suo consigliere Seneca e numerosi nobili e cristiani caddero vittime delle teorie della cospirazione ordite contro di lui.

Si sparse immediatamente la voce che Nerone fosse responsabile dell’incendio e che durante il fuoco avesse cantato la caduta di Troia. Potrebbe tuttavia trattarsi di una calunnia. Oggi sappiamo che Nerone adottò misure efficaci per combattere l’incendio e prese provvedimenti adeguati per aiutare la popolazione rimasta senza tetto. Gli incendi del resto erano frequenti nell’antica Roma: molti edifici erano costruiti in legno e il fuoco aperto veniva usato sia per cucinare che per illuminare.
Come si sviluppò l’incendio – Tacito racconta
Lo storico Tacito descrive l’incendio nelle sue Annali, scritte circa cinquant’anni dopo l’evento:
“Seguì una calamità, se per caso o per dolo del principe è incerto – infatti entrambe le versioni si trovano nelle fonti –; in ogni caso più grave e più terribile di qualsiasi altra che abbia mai colpito questa città con la violenza del fuoco. Ebbe inizio nella parte del Circo che confina con i colli Palatino e Celio, dove, nelle botteghe piene di merci infiammabili, il fuoco divampò e subito si fece così violento e rapido per il vento che si impadronì dell’intera lunghezza del Circo. Non vi erano palazzi con strutture protettive, né templi cinti da mura, né altro ostacolo che frapponesse un indugio. La conflagrazione devastò prima violentemente le zone pianeggianti, poi salì sulle alture, tornò a distruggere le zone basse e precedette tutti i rimedi per la rapidità della catastrofe e perché la città, con le sue strade strette e tortuose e le sue grandi masse di edifici come era la vecchia Roma, era del tutto indifesa. Nerone si trovava allora ad Anzio e non tornò a Roma se non quando il fuoco si avvicinò alla sua dimora, che si estendeva dal Palatino ai giardini di Mecenate. Tuttavia non si poté impedire che sia il Palatino che il palazzo e tutta la zona circostante fossero preda delle fiamme.”
L’entità dell’incendio
Dei 14 quartieri della città, tre furono completamente distrutti: il colle Oppio, il Palatino e il Circo Massimo. In altri sette quartieri rimasero in piedi solo pochi resti, mentre quattro quartieri rimasero indenni. Vi furono migliaia di morti e circa 200.000 senzatetto.

Sul Palatino fu distrutto anche il palazzo di Nerone, la Domus Transitoria. Il nome derivava dal fatto che collegava il palazzo sul Palatino con i giardini di Mecenate sul colle Oppio. Un resto di questi giardini è il Tempio di Mecenate sulla Via Merulana.
La causa e la persecuzione dei cristiani
Se l’incendio fu un incidente o un atto doloso non è più possibile stabilirlo. In ogni caso Nerone respinse ogni accusa e incolpò i cristiani di aver appiccato il fuoco. I cristiani erano allora generalmente disprezzati. Una versione sostiene che un gruppo di fanatici volesse dare compimento a una profezia apocalittica egiziana. Se di incendio doloso si trattò, tuttavia, i responsabili avrebbero potuto essere anche membri del Senato romano.
È possibile che i cristiani siano stati condannati a morte in base alle leggi romane come punizione per le numerose vittime causate dall’incendio. Se dopo l’incendio vi siano state davvero persecuzioni dei cristiani, o se scrittori successivi abbiano aggiunto questo alla testimonianza attribuita a Tacito, rimane anch’esso incerto.
Nel periodo successivo all’incendio anche gli apostoli Pietro e Paolo divennero martiri. Pietro sarebbe stato crocifisso nel Circo di Nerone sul colle Vaticano, mentre Paolo fu decapitato fuori dalle mura della città. Il luogo del suo martirio, sulla Via Laurentina, è oggi occupato dall’abbazia cistercense delle Tre Fontane. Secondo la leggenda, la testa di Paolo rimbalzò tre volte sul terreno e in ogni punto sgorgò una sorgente.
La ricostruzione – la Domus Aurea
Tacito descrive la ricostruzione del palazzo di Nerone:
“Del resto Nerone si avvalse della devastazione della sua patria e fece costruire un palazzo nel quale non tanto le gemme e l’oro, già cose consuete e rese banali dal lusso, suscitavano meraviglia, quanto i prati e i laghi e, come in un luogo solitario, boschi da un lato, dall’altro spazi aperti e vasti panorami, secondo il piano e l’esecuzione di Severo e Celere, che avevano l’ingegno e l’audacia di tentare con l’arte anche ciò che la natura aveva negato e di sperperare le risorse del principe.”

Nerone si fece dunque costruire una vasta villa nel cuore della città – considerata dai romani uno spreco straordinario, poiché tali residenze si costruivano normalmente in campagna. Quando Nerone si suicidò nell’anno 68 d.C., il palazzo non era ancora ultimato. Si decise allora di interrare le strutture sul colle Oppio e di costruirvi sopra delle terme. Nella valle tra il Palatino e l’Oppio, dove era stato creato un lago artificiale, fu edificato l’Amphitheatrum Flavium – l’odierno Colosseo. Il suo nome deriva probabilmente da una colossale statua di Nerone che si trovava all’ingresso della sua Domus Aurea.
La Domus Aurea fu riscoperta casualmente nel XV secolo. Oggi una parte del complesso è visitabile nei fine settimana, mentre durante la settimana proseguono i lavori di scavo e consolidamento.
Sulle tracce dell’incendio – ancora visibili oggi
Chi vuole rivivere la storia del Grande Incendio troverà a Roma tracce ancora straordinariamente eloquenti.

Il Circo Massimo, dove scoppiò l’incendio, sopravvive come un vasto spazio verde tra il Palatino e l’Aventino ed è liberamente accessibile. Il Palatino, uno dei quartieri più gravemente colpiti, ospita oggi uno dei più importanti parchi archeologici di Roma ed è accessibile con il biglietto del Colosseo. La Domus Aurea – il lussuoso palazzo che Nerone costruì in sostituzione – è visitabile nei fine settimana. L’Abbazia delle Tre Fontane sulla Via Laurentina, dove l’apostolo Paolo subì il martirio, è ancora oggi un luogo di pellegrinaggio nella periferia di Roma. E il Colosseo sorge proprio dove un tempo si trovava il lago artificiale di Nerone – eredità diretta dell’incendio e della ricostruzione che ne seguì.



